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AMORE

Ho cominciato questa serie quando mi sono trovata di fronte a una fotografia che non potevo fare perché sarebbe stato troppo doloroso e perché ne facevo parte: dell'immagine e del dolore.
È stato per sopportare il peso di quella fotografia mancata che ho dovuto farne altre.
Volevo essere presente alla realtà dei miei genitori e accorciare la distanza che mi separa da loro.
La loro camera da letto non è più la stessa da quando mio padre si è ammalato, dieci anni fa. Anche i luoghi hanno dovuto adattarsi alla sua infermità. A volte la luce entra in questo spazio, sospeso tra la vita e la morte, come una benedizione.
Tante persone vivono le stesso dramma e vorrei conservare una traccia del loro sobrio eroismo quotidiano. Delle loro mani che si prendono cura dell'altro senza porsi domande intanto che i giorni si ripetono uguali e la malattia sembra distruggere tutto tranne la compassione.
Non è forse questo fare, che almeno per una volta e senza mentirci, potremmo chiamare AMORE?

 
 

ATTENZIONE!

Questo non é un foto-reportage, perché :
«Niente di tutto ciò merita di essere mostrato.»
(da 'Amour' un film di Michael Haneke)